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Abbatti l’abuso PDF Stampa E-mail
Scritto da Sisto Bruni   
Mercoledì 07 Agosto 2019 20:32

Abuso edilizio Legambiente

Legambiente presenta i dati sulle mancate demolizioni nei comuni costieri italiani

Maglia nera per le Marche, penultima in Italia: su 323 ordinanze di demolizione, solo una è stata eseguita.

Alla richiesta di informazioni sull’abusivismo ha risposto solo il 17,4% dei comuni.

Legambiente: “Nelle Marche la cementificazione selvaggia intreccia i suoi effetti col terremoto. Chiediamo ai comuni di provvedere alla demolizione delle costruzioni abusive presenti sul territorio. La Regione fissi un vincolo di inedificabilità assoluta ad 1km dalla linea del mare

Case “vista mare” costruite nel totale disprezzo delle leggi, del paesaggio, del diritto collettivo a poterne godere e della sicurezza di chi ci vive. Il cemento illegale ha invaso negli ultimi decenni le coste italiane e ancora oggi sembra esserci una sola certezza: poco o nulla viene buttato giù. In Italia gli abbattimenti sono un obbligo previsto dalla legge, ma a quanto pare le demolizioni dei manufatti abusivi sono ferme al palo e nelle zone costiere è ancora più evidente. Bastano pochi numeri per capire l’entità del fenomeno.

Secondo Legambiente nelle Marche sono 323 le ordinanze di demolizione emesse dal 2004 al 2018 in 23 comuni costieri della regione che hanno risposto all’indagine “Abbatti l’abuso”. Di queste, però, solo una è stata eseguita con il ripristino dei luoghi e l’abbattimento del manufatto abusivo: in pratica non si sfiora neanche l’1% delle ordinanze totali. Numeri che costano alla nostra regione il penultimo posto in classifica. Di conseguenza quello che emerge a livello regionale è, purtroppo, un quadro a tinte fosche: c’è un’inerzia diffusa di fronte all’abusivismo e alle prescrizioni di legge rispetto alle procedure sanzionatorie e di ripristino della legalità.
Inoltre la reticenza dei comuni nell’affrontare questo problema si riflette anche nella mancata trasparenza nel diffondere i dati sul fenomeno. In un quadro nazionale già di per sé negativo (all’indagine di Legambiente sull’abusivismo nei comuni italiani hanno risposto appena il 22,6% degli enti totali coinvolti), i Comuni litoranei marchigiani - nonostante siano quelli colpiti da un tasso di abusivismo decisamente alto-sono tra quelli che rispondono meno volentieri: solo il 17,4% ha voluto fornire informazioni.

«Siamo di fronte a una pagina vergognosa che ha prodotto e alimentato illegalità e ha cambiato i connotati a intere aree della nostra regione – dichiara Francesca Pulcini,presidente di Legambiente Marche –. Non c’è altra soluzione: contro gli abusi edilizi il migliore deterrente sono le demolizioni. Il contrasto all’abusivismo edilizio rappresenta una battaglia cruciale per la nostra regione, dove, in un territorio di per sé già vulnerabile, la cementificazione selvaggia intreccia tragicamente i suoi effetti con maltempo ed eventi naturali come il terremoto. Per questi motivi chiediamo ai Comuni di abbattere le costruzioni abusive presenti nei loro territori di competenza. Il passo successivo, inoltre, deve essere quello di una legge regionale che fissi un vincolo di inedificabilità assoluta per tutte le aree costiere ancora libere dall’edificato di almeno un chilometro dal mare. Solo così potremo riscattare e tutelare interi territori e le loro comunità, ripristinando legalità, sicurezza e bellezza».

Secondo la legge, infatti, il patrimonio edilizio abusivo, colpito da ordine di abbattimento non eseguito entro i tempi di legge, è a tutti gli effetti proprietà del Comune, che lo demolisce in danno dell’ex proprietario o può destinarlo a usi di pubblica utilità. Ma oggi i Comuni agiscono più che altro su sollecitazione della Procura della Repubblica, almeno per gli immobili colpiti da ordinanze sancite da sentenza di terzo grado. Di fronte all’aut aut dei giudici, i sindaci hanno poche alternative. Gli abusivi lo sanno e, non di rado, decidono di auto-demolire, risparmiando migliaia di euro di spese: in media, per ogni abuso abbattuto d’ufficio ne viene abbattuto uno direttamente dagli stessi proprietari.In generale, però, soprattutto in caso di costruzioni abusive sui litorali, le ruspe faticano ad arrivare, perché le case per le vacanze “non si toccano”. Perché spesso tra quelle villette affacciate sull’arenile, che consentono di fare un tuffo in mare percorrendo pochi passi, non ci sono quelle dei mafiosi ma anche dei “colletti bianchi”. E per salvare le loro case abusive, salvano anche tutte le altre.

Di seguito le tabelle con i dati regionali:

Rapporto tra ordinanze e demolizioni nei Comuni costieri

Regione

Ordinanze emesse

Ordinanze eseguite

%

Molise

175

0

-

Marche

323

1

0,31

Campania

11092

220

1,98

Abruzzo

352

16

4,55

Calabria

2190

114

5,21

Puglia

824

53

6,43

Basilicata

76

5

6,58

Veneto

3193

379

11,87

Toscana

1687

218

12,92

Sicilia

4197

636

15,15

Sardegna

2033

366

18

Emilia-Romagna

1724

340

19,72

Lazio

2255

508

22,53

Liguria

2054

682

33,2

Friuli-Venezia Giulia

249

113

45,38

Totale

32424

3651

11,26

Fonte: Legambiente

La risposta dei Comuni costieri

Regione

Numero di Comuni costieri

% di risposta sul totale dei Comuni costieri

Emilia-Romagna

14

64,3

Veneto

11

45,5

Sardegna

71

38

Liguria

63

31,7

Abruzzo

19

31,6

Friuli-Venezia Giulia

8

25

Molise

4

25

Marche

23

17,4

Campania

60

16,7

Lazio

24

16,7

Sicilia

122

16,4

Toscana

35

14,3

Basilicata

7

14,3

Calabria

116

10,3

Puglia

67

7,5

Totale

644

20,3

Fonte: Legambiente

Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Agosto 2019 20:46
 
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